Contenuti per adulti
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La giornata nasce senza nascere,
un inverno sospeso nel respiro della terra.
La nebbia scende come un sudario,
mi stringe la pelle, mi fascia le ossa,
entra nei polmoni con la pazienza dei morti.
Il sole è solo un’idea lontana,
un ricordo che non osa mostrarsi.
Cammino nel bosco,
e il bosco cammina in me:
tronchi neri come colonne spezzate,
rami scheletrici che graffiano il cielo cieco.
Una pioggerellina sottile cade senza rumore,
ma pesa più di un temporale.
È fredda, insistente,
si mescola alla nebbia
e insieme scavano dentro,
fino a trovare pensieri che non sapevo di avere.
Pensieri scuri, vischiosi,
da cui non c’è sentiero d’uscita.
Ogni passo è un colpo nel silenzio.
Le mie scarpe sulla ghiaia fine
sussurrano la mia presenza,
un suono secco, ripetuto,
che rende il luogo più profondo, più ostile,
come se il bosco ascoltasse e ricordasse.
La paura cresce senza volto,
si insinua lenta,
si siede accanto al cuore.
Poi la vedo.
Una chiesa.
Vecchia. Dismessa.
La pietra annerita dal tempo e dall’oblio,
le finestre vuote come orbite,
la porta socchiusa in un’attesa eterna.
Sembra respirare.
Sembra sapere.
Dentro, l’eco degli antichi membri
non ha mai smesso di pregare,
o forse di maledire.
Le loro ombre abitano ancora le mura,
possiedono l’aria,
sorvegliano chi osa avvicinarsi.
Resto immobile.
La nebbia mi avvolge, la pioggia mi consuma,
il bosco trattiene il fiato.
E in quell’alba che non arriva mai
capisco che l’oscurità
non è davanti a me,
ma dentro.